il neijiaquan di sifu Hernandez appuntamento fisso in tempo di covid

La pandemia che abbiamo vissuto e, purtroppo, stiamo tuttora vivendo, seppur finalmente qualche spiraglio di luce sta cominciando a trapelare, non ci ha impedito di continuare ad approfondire la nostra pratica marziale. È anzi con orgoglio che cogliamo l’occasione per ringraziare il nostro sifu Joan Hernandez Serret, per la disponibilità mostrata da oltre 1 anno e mezzo a questa parte a portare avanti comunque l’insegnamento del neijiaquan di SunLu Tang. Un appuntamento fisso scandito non solo dalle lezioni online della domenica mattina, ma anche dai continui suggerimenti, schemi, video, immagini, risposte alle domande, condivisi con noi quotidianamente. Oltre ad un approfondito ripasso dei concetti fondamentali del neijiaquan e alla loro applicazione agli stili xingyiquan, baguazhang e taijiquan (per chi non si cura dei concetti, ricordiamo, ad esempio, che i 5 elementi dello xingyiquan non sono singoli movimenti, ma appunto concetti, principi su cui lavorare), grande attenzione è stata posta alla pratica del neigong e del qigong, partendo dai classici esercizi dello zhan zhuang, fino ad arrivare alla “costruzione” del dantien inferiore, passando per le qualità della respirazione e le differenti modalità di quest’ultima.

Aprire e chiudere il corpo (kai he), creare spazio tra le articolazioni, “compattare” il dantien, usare le porte del palmo (lao gong) e del piede (yong quan), utilizzare il kua, curare la differenza tra intenzione ed attenzione, sono solo alcuni dei concetti su cui si è lavorato sodo. Un lavoro che deve sempre essere esercitato un poco oltre la propria comfort zone (altro concetto cardine su cui si fonda la pratica del neijiaquan), perché starne dentro non produce cambiamento, e perchè sarà proprio l’incontro con la difficoltà stessa a costituire l’inizio della pratica vera e propria, senza mai comunque arrivare al limite estremo. Perché quello che conta di più è il processo, tralasciando ogni interesse a un eventuale risultato. Ciò è possibile mediante una pratica continua, costante e libera da ogni aspettativa, vissuta con un senso di gratitudine nei confronti del corpo, che ci consente di fare molto o poco che sia, considerando sempre che non c’è nulla di scontato. Possiamo forzare i fiori a sbocciare? Tutto quello che possiamo fare è creare le condizioni migliori affinchè questo accada. Analogamente dobbiamo procedere nella nostra pratica di lavoro con il corpo, senza sfidarlo o pretendere chissà cosa; con la giusta intensità, ma senza tensione; con presenza, ma senza attitudine al controllo. Potremmo dunque parlare di un atteggiamento di non-fare consapevole, di non resistenza al flusso del respiro e, espandendo il concetto, di accettazione di ciò che la vita ci pone dinnanzi ogni giorno.

Buona pratica a tutti!